Crollo del ghiacciaio in Nepal: 734 morti e oltre 3000 dispersi
Il distacco di una massa di ghiaccio e roccia dal Langtang Lirung ha innescato un'alluvione lampo che ha travolto valli in Nepal e Tibet.

Il crollo e l'onda di piena
Una massa di ghiaccio e roccia si è staccata dalle alte quote dell'Himalaya e ha innescato una violentissima onda di piena lungo il sistema del fiume Bhotekoshi e del Trishuli, trascinando acqua, fango, massi e detriti. Interi tratti di valle sono stati devastati in poche ore, con infrastrutture spazzate via e comunità isolate.
Il bilancio riportato da Vatican News parla di 734 vittime accertate e oltre 3000 dispersi, con verifiche ancora in corso e un totale destinato ad aumentare. Il Post precisa che dei più di 3000 dispersi, 546 si trovano nella regione cinese del Tibet e gli altri in Nepal, e che 16 dei morti sono in territorio tibetano.
Secondo Vatican News, in alcuni punti del Bhotekoshi i livelli del fiume sono cresciuti di diversi metri in appena mezz'ora. Strade, ponti e stazioni di monitoraggio sono stati danneggiati o distrutti, complicando le operazioni di soccorso.
Le immagini del distacco
Il Corriere della Sera ha diffuso quelle che descrive come le immagini più nitide finora emerse del crollo del Langtang Lirung, avvenuto il 26 agosto. Il video, ripreso da un operatore di droni cinese dal Tibet e poi circolato sui social, è stato verificato dal New York Times.
Nelle immagini si vede la massa franare lungo il versante sollevando un'enorme nuvola di polvere. Gli escursionisti presenti nella zona hanno raccontato di aver udito un forte schianto, seguito dalla caduta a valle di ghiaccio, rocce e detriti.
Secondo scienziati e autorità di Cina e Nepal citati dal Corriere, il crollo del ghiacciaio è la causa più probabile dell'alluvione lampo che ha colpito villaggi e infrastrutture su entrambi i lati del confine.
Il rischio di nuove ondate
Vatican News segnala che il pericolo potrebbe non essere finito. I detriti trasportati dalla piena possono aver ostruito temporaneamente il corso del fiume, formando una sorta di diga naturale: se l'acqua accumulata dietro lo sbarramento si liberasse all'improvviso, si potrebbe produrre una nuova ondata verso valle.
Autorità e scienziati stanno monitorando la situazione e valutando il rischio di ulteriori esondazioni. Non è ancora noto quanto sia concreto questo scenario.
Poche informazioni dal Tibet
Il Post scrive che sulla situazione in Tibet si sa pochissimo, per via del rigido controllo sulle informazioni del governo centrale cinese. La zona colpita è interdetta ai giornalisti stranieri, come tutto il Tibet, dove serve un'autorizzazione speciale.
Mentre dal Nepal arrivano ogni giorno aggiornamenti, foto e video, dal Tibet circolano solo immagini selezionate dei media statali, che mostrano le squadre di soccorso da vicino ma quasi nulla dei luoghi. La censura digitale impedisce la diffusione di testimonianze locali sui social.
Secondo Il Post, i media cinesi hanno dato poca enfasi al disastro: giovedì sera i notiziari hanno dato precedenza a un nuovo volume di opere del presidente Xi Jinping. In Cina non è circolato il video, girato da una telecamera di sorveglianza al valico di confine di Gyirong, che mostra la massa di acqua e detriti travolgere tutto in pochi secondi.
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