Lavitola aggredito in cella nel carcere di Rebibbia
Il faccendiere, arrestato come presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, è stato picchiato da altri detenuti. Non è in pericolo.

L'aggressione a Rebibbia
Valter Lavitola è stato aggredito nel carcere romano di Rebibbia, dove si trova detenuto con l'accusa di essere il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta Report.
L'episodio è avvenuto nel pomeriggio del 1 settembre. Secondo La Repubblica e il Corriere della Sera, citati da Il Fatto Quotidiano, l'imprenditore ed ex editore sarebbe stato schiaffeggiato da alcuni altri detenuti. Il Corriere della Sera parla di un pestaggio.
Lavitola è stato subito soccorso e sottoposto a visita medica. Fonti della Polizia penitenziaria riferiscono che le sue condizioni non destano preoccupazione e che non corre pericolo. Sull'accaduto è in corso un'indagine affidata alla Procura.
Le circostanze ancora da chiarire
Restano da ricostruire la dinamica e il momento esatto dell'aggressione. Il difensore, l'avvocato Sergio Cola, che assiste Lavitola insieme al figlio Arturo, ha detto a Il Fatto Quotidiano di aver parlato con il proprio assistito alle 17 senza ricevere alcuna segnalazione, quindi l'episodio dovrebbe collocarsi tra le 17 e le 20.
Sempre secondo il legale, dalle prime informazioni disponibili non dovrebbe trattarsi di nulla di grave. Il difensore ha aggiunto che valuterà eventuali iniziative solo quando saranno note le reali dimensioni di quanto accaduto.
Il Corriere della Sera scrive che già ieri Lavitola avrebbe potuto incontrare il difensore Arturo Cola. Il Fatto Quotidiano riferisce invece che l'incontro in carcere è atteso nei prossimi giorni. Le fonti non chiariscono chi siano i detenuti coinvolti né il motivo dell'aggressione.
L'inchiesta e le chat cancellate
Il giudice per le indagini preliminari ha respinto l'istanza di arresti domiciliari, ritenendo le dichiarazioni di Lavitola prive di riscontri. La difesa ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, con udienza fissata per il 7 settembre.
Gli inquirenti stanno analizzando i dispositivi elettronici sequestrati. Nelle chat tra Lavitola e Ranucci risultano vuoti temporali di svariate settimane distribuiti negli anni. Secondo Il Fatto Quotidiano si tratterebbe di una strategia precisa, con messaggi cancellati in concomitanza con l'arresto, il 30 giugno scorso, dei quattro presunti esecutori materiali.
Le indagini sono coordinate dal pm Edoardo De Santis e puntano a stabilire il movente. Il Corriere della Sera riporta che Lavitola ha sostenuto la tesi di un attentato pensato per aumentare il livello di scorta dell'amico conduttore, versione che non convince gli inquirenti.
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